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GRUPPO SCOUT INDIPENDENTE “VICENZA”

"Dipinto originale di B-P che riassume tutto il suo amore per la natura e la libertà di vivere come ogni scout dovrebbe sentire"
Vedi allegati & link a piè pagina.









Discorso di Natale

Carissimi genitori e convenuti,
devo ammetterlo, siamo un po’ presuntuosi noi adulti scout nel voler pretendere di educare i vostri figli al rispetto per una società migliore. Ma lo facciamo essendo gli unici a conoscenza di un metodo educativo affatto particolare, se non unico, che prevede lo sviluppo delle quattro capacità fondamentali : morale, forza fisica, abilità manuale e servizio, le quali rendono i giovani che ne vogliano far parte migliori verso se stessi e verso la società in cui vivono.
Tutti i nostri sforzi dunque sono stati rivolti finora, e lo saranno in avvenire, ad evitare il nichilismo che avanza inesorabile seguendo i ricorsi della storia. La storia infatti è sempre stata orientata dall’alternanza tra svalutazione e insorgenza di valori nuovi ebbene, noi crediamo nei valori della persona e tentiamo di ricavare il meglio ed il bene da questi giovani che ci affidate con tanto entusiasmo, sia esso più o meno consapevole.
Usiamo metodi a volte non troppo chiari, tipo l’uniforme, il saluto alla Bandiera, i campeggi, i cartelloni delle progressioni, la fila per la mensa, il fuoco di bivacco e molto altro ancora ebbene, questi sono solamente gli umili strumenti atti a sviluppare nella mente del giovane scout la consapevolezza che esistono altri valori oltre a quelli molto comodi dettati dai media e dalla società dei consumi, combattendo la minaccia dell’appiattimento culturale e morale voluto da certo potere più o meno occulto. Creiamo nei giovani la certezza che esistono ancora obiettivi raggiungibili, tentiamo di far funzionare il loro senso critico e combattiamo la regressione morale dell’etica insegnando che esiste anche l’altro e non solo il se stesso. E non è poco.
Purtroppo ci siamo fatti molti nemici in coloro che tentano di appiattire le volontà cercando di denigrare ogni forma di confronto, ma di costoro non vale la pena di parlare. Si pensa che sia sufficiente dare al giovane il tempo-qualità, non è vero. I giovani hanno bisogno di tempo-quantità, vanno seguiti nei loro progressi, non bisogna diventare contrattuali con loro (se sei promosso ti compro il motorino) ma dare autorevolezza e presenza. Noi educhiamo alle emozioni, alla conoscenza tramite il libro della natura, al rispetto tramite la comunità, e ringrazio sempre i nostri adulti capi che si dedicano sempre più con impegno a questo difficile ruolo di educatori.
Ringrazio anche voi presenti per la fiducia fin qui accordataci e vi assicuro che faremo anche noi vecchi scout sempre “del nostro meglio” per ottemperare alle parole della Promessa recitata un tempo con la stessa emozione dei vostri figli. Buon Natale a tutti voi. 20 dicembre 2008.


I FONDAMENTI DEL METODO SCOUT – IL FINE DELLO SCOUTISMO

Alcuni principi del metodo scout possono trovarsi impiegati, in varie combinazioni, in altre forme di educazione giovanile: è la sintesi di questi principi che distingue lo Scoutismo da ogni altro movimento. Baden Powell ritenne che l’abbandono di uno o più di essi non fosse più in linea con i principi enunciati e che molti adulti non avessero capito le implicazioni pratiche di combinare i vari aspetti educativi in un assieme unico. E’ necessario ancora oggi insistere per spiegare tali principi.
Verso la fine della sua vita B.P. riassunse gli scopi dello Scoutismo con queste parole:
“ Nella formazione dei vostri Scouts riferitevi agli scopi ultimi senza lasciarvi troppo assorbire dalle tappe intermedie. Non soverchiate l’aspetto morale con quello tecnico. La capacità di campeggiare, di vivere la natura, dell’esplorare, la buona azione, la fraternità dei jamboree sono tutti MEZZI, non fini. Il fine è la PERSONALITA’ , con un preciso orientamento. E l’orientamento è che la generazione futura sia sana in un mondo malato, e che attui la forma più alta del servizio, il servizio attivo dell’Amore e del dovere verso Dio ed il prossimo”.
“Personalità” è la parola che B.P. ha costantemente usato per spiegare scopi e finalità dello Scoutismo. Essa viene intesa come “ .. la formazione ad alti ideali, alla fiducia in se stessi, al senso del dovere, al rispetto di se e degli altri, in una parola, a quegli attributi che costituiscono la personalità”.
L’unica edizione dello Scoutismo è il metodo inventato da B.P. che maturò durante la sua esperienza in India ed Africa. Scoperse allora le necessarie doti di spirito di iniziativa e di fiducia in se stessi ed affidabilità per fortificare il carattere. B.P. fu fortemente contrario ai metodi di addestramento di massa. Il metodo doveva assicurare ad ogni scout un trattamento individualizzato e il crescente senso di responsabilità e di autosufficienza come elementi preziosi di civismo.
Lo scoutismo non è stato progettato come sistema di formazione universale, ma le idee e il metodo messi assieme da B.P. hanno dato prova di una validità ben più vasta di quella da lui immaginata. Paese dopo Paese hanno trovato che lo Scoutismo attrae i ragazzi come nessun altro tipo di formazione è stata capace di fare. E’ stato forgiato quindi un ulteriore legame di unione fra i popoli.
(Da “Esperienze e progetti” n. 162 Centro Studi Baden Powell – traduzione da “Fundamentals of the Scout Method” ed. da Boy Scout International Bureau , 1947 – 1956)


SE VOLETE ROVINARE VOSTRO FIGLIO
( In base ad un testo della polizia di Houston Texas)

Fin dall’infanzia dategli tutto quello che vuole: così crescerà convinto che il mondo abbia l’obbligo di mantenerlo.
Se impara una parolaccia , ridetene, così crederà di essere divertente.
Non dategli alcuna educazione spirituale: Aspettate che diventi maggiorenne e decida da sé.
Mettete in ordine tutto quello che lascia in giro: libri, scarpe, abiti; fate voi quello che dovrebbe fare lui, in modo che si abitui a scaricare su altri le sue responsabilità.
Litigate spesso in sua presenza; così non si stupirà troppo se ad un certo momento vedrà disgregarsi la famiglia e imparerà a fare altrettanto, se si sposerà.
Date al ragazzo tutto il denaro che vi chiede, non lasciate che lo guadagni. Perché dovrebbe faticare come avete fatto voi, per avere quello che vuole?
Soddisfate ogni suo desiderio per il mangiare, il bere e le comodità; negargli qualcosa potrebbe creargli pericolosi “complessi”.
Prendete le sue parti contro i vicini di casa, gli insegnanti, gli agenti dell’ordine: sono tutti prevenuti contro vostro figlio.
Quando si mette in un guaio serio scusatevi con voi stessi dicendo “ non siamo mai riusciti a farlo rigare dritto”.
Preparatevi ad una vita di amarezze, non vi mancheranno.


LO SCOUTISMO HA 100 ANNI - E’ UN METODO VECCHIO DA RIFORMARE ?



Molteplici sono ancora oggi i tentativi di riformare lo Scoutismo, da parte di sedicenti trasformatori,
inserendo pezzi di ideologie alla moda, tirando fuori pacchetti educativi che hanno il difetto più grave di volersi chiamare Scoutismo. In tutto il mondo esiste il fenomeno. Perfino B.P. si preoccupò di predisporre un meccanismo di garanzia mantenendo a Gilwell Park la formazione internazionale per rendere un servizio mondiale allo Scoutismo in continua espansione e per la sua unità .
Si dice che il ragazzo, da cento anni a questa parte sia cambiato, per cui il metodo ideato da B.P. andava bene per i ragazzi di inizio secolo e non per gli attuali. Si tratta però di vedere se questi presunti cambiamenti si siano verificati nella natura del ragazzo o nei suoi aspetti accidentali e poi verificare se lo Scoutismo B.P. lo avesse fondato sulla natura o sugli aspetti accidentali del ragazzo.
Il genio di B.P. ha fondato il suo movimento su qualità istintive ed immutabili del giovane , qualità che risiedono istintive nella natura del ragazzo da tempi ancestrali e che sono immutabili e non lo abbandonano mai. Le difficoltà che aveva un giovane 2000 anni fa nel governare una barca sono le stesse che ha un giovane di oggi ma lo stesso è anche l’orgoglio di esserci riuscito da solo.
Un cambiamento importante accidentale , invece, che riguarda i ragazzi è l’evolvere della tecnologia la quale, piena di edonismo, porta verso la pigrizia anche interiore e non fa più muovere le gambe, portando spesso il giovane a spegnersi nei pub o nelle discoteche. Un’altra difficoltà è rappresentata dal realizzare lo scoutismo all’aria aperta, date le limitazioni imposte dalla legge dei parchi o siti all’aperto e dalla diffidenza della popolazione creata da pseudo scout. Ma il Ministero dell’Ambiente, sollecitato dal Centro Studi Baden Powell, concede l’autorizzazione di utilizzare i numerosi parchi sparsi per l’Italia prendendo accordi singolarmente con le direzioni dei parchi. E’ questa una possibilità poco conosciuta ma molto valida. Ma torniamo al ragazzo.
Quanto grandi sono stati recentemente i tentativi di distruggere il sistema di pattuglia nel nostro Paese, sostituendolo con assemblee non meglio definite. E quanti tentativi per sostituire nella Branca Lupetti la “Giungla” di Kipling, senza riuscirci ! Danni alla concretezza psicologica dei ragazzi si sono verificati con l’aver tolto le prove da superare, sostituendole con il concetto di “livelli” definiti. Ad un ragazzo puoi dire “ devi lavarti meglio il viso e le mani” ma non “domani devi essere più pulito”. Tutte queste trasformazioni si sono ripercosse anche sulla formazione dei capi. Lo scoutismo inoltre non può essere un movimento di massa, in quanto è prevista una vocazione ed una forza di personalità sia fisica che morale, più alta della media. L’adulto che ha assimilato con la sua vita le virtù scout può diventare un elemento di lievito nella società, una società attiva, onesta e piena di speranza, preparata a coprire ruoli di responsabilità.
Fatalmente praticando lo scoutismo si opera una selezione, si ottiene però un gruppo di persone che rappresentano il lievito capace di smuovere la massa inerte. E’ questo che serve a qualunque contesto sociale. Molte delle modifiche apportate allo scoutismo sono anche dovute alla pretesa necessità di andare incontro alle comodità dei ragazzi per catturarne il maggior numero possibile. Ma non è il numero che deve essere in primo piano l’attenzione degli educatori, quanto il risultato. Un insegnante che richieda meno e promuova tutti non rende un servizio agli alunni, né alle loro famiglie, né alla comunità.
I giovani si coinvolgono di più verso ideali impegnativi e difficili che non verso la mediocrità.


(Da “opinioni” di Guido Palombi” – Esperienze e Progetti – n. 162 – Centro Studi Baden Powell)



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