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Storia di B.P.
B.P.: chi era costui?

La conoscenza di questa importante figura di uomo che ha modificato gran parte del modo di concepire l'educazione giovanile negli ultimi cento anni varia molto da persona a persona.
Il "sentito dire", le notizie tramandate a voce, l’approfondito studio da parte degli studenti in discipline pedagogiche a nulla valgono però quanto l’aver sperimentato di persona il suo messaggio, da parte di chi ha veramente vissuto l’esperienza dello scoutismo.
Baden Powell era un uomo intelligente, colto, riflessivo, con profonda conoscenza dell’animo umano ed un enorme rispetto per la sua Patria, amante della vita e ricco di spiritualità, gioioso e ottimista, convinto nel valore dei principi morali come motore per la vita sociale.
Credeva nei giovani, senza riserve, e per questo nacque e si sviluppò il suo messaggio in un modo che sorprese lui stesso per la velocità con cui si espanse nel mondo intero.

La sua vita fu un’avventura, come ebbe a dire, non facile per la verità dato che andò in guerra.
Ma anche da quella esperienza riuscì a ricavare il modo di studiare il comportamento umano tanto da formarsi l’idea che molto si poteva realizzare per migliorare lo stato di molti giovani, a quel tempo per la verità non molto fortunati.
Robert Stephenson Smyth Baden Powell nacque nel 1857 e rimase orfano di padre molto presto, nel 1860. Il padre, professore ad Oxford, lasciò gli altri figli all’educazione della loro madre, donna energica che incoraggiò i ragazzi a trascorrere la loro vita all’aperto ed a studiare senza però un programma ben definito. Così B.P. ricevette le prime istruzioni di vita dal mondo naturale.
Entrò a Carterhouse con una borsa di studio nel 1870 e là trovò ancora l’esperienza della campagna con i suoi fratelli. Le vacanze al campo e le gite sui fiumi gli dettero un sano allenamento e gli insegnarono a trarsi d’impaccio da sé. A scuola era uno sportivo e veniva considerato un po’ eccentrico. Non era un genio ma all’esame di ammissione nell’esercito risultò secondo per la cavalleria e quinto per la fanteria. Il suo comandante, sir Baker Russel, dava più importanza all’iniziativa personale che alle esercitazioni e questo spronò B.P. a studiare il metodo di incoraggiare i suoi uomini ad usare il loro cervello (novità questa per il mondo militare di allora).
Si fece un nome come buon attore di teatro ed alle rappresentazioni era seguito con entusiasmo.

Amava lo sport e, poiché la paga di soldato non era gran cosa, collaborò con giornali e riviste anche come disegnatore, con buon successo. Appena poteva studiava i comportamenti delle popolazioni là dove veniva inviato per il suo servizio ed ebbe così modo di apprendere molto sul comportamento degli uomini. Nel 1884 il reggimento fu inviato nel Natal e prese parte ad una spedizione, senza combattimenti, verso la frontiera boera, dove si fece passare per attore, giornalista e artista ottenendo importanti informazioni.
Dopo tre anni in patria tornò in Sud Africa allo scoppio della guerra Boera.

Nel 1888 vi fu la campagna contro Dinizuly durante la quale B.P. servì come ufficiale dell’Intelligence Service come esploratore ed alla fine fu promosso maggiore. Nutriva ammirazione per gli Zulù ed ebbe modo di studiarne gli usi e costumi come segretario di una commissione nello Zwazirland. Nel 1890, a seguito dello zio sir Henry Smith, fu segretario militare a Malta ed assunse l’incarico di Intelligence nel Mediterraneo.
Seguì nel 1895 la spedizione contro Prenpeh al comando di una leva di pionieri indigeni il cui compito consisteva nel costruire una strada nella costa a Kumassi. Questo significava mettere a frutto il suo ingegno per superare grandi difficoltà organizzative e tattiche ma ciò stuzzicava B.P. perché la vita senza difficoltà era una gran noia per lui.
La spedizione ebbe successo senza spargimento di sangue ed egli ne pubblicò il resoconto sotto il titolo di "La conquista di Prenpeh (1860)". Seguì la spedizione di Matabele "La migliore avventura della mia vita", come ebbe a dire, nella quale dette il massimo della sua abilità di esploratore e del suo coraggio. Fu là che gli indigeni gli dettero il nome di "Impeesa" ossia "l’animale che non dorme". Ebbe a dire "Ci sono uomini che andrebbero anche ad esplorare la bocca dell’Inferno se qualcuno glielo chiedesse, ma quello che conta è un uomo che oltre al coraggio abbia anche la prudenza di studiare il modo di tornare indietro per raccontarlo".
Diventò quindi il più abile esploratore dell’esercito e fu in quel periodo che adottò il cappello da mandriano a tesa larga (quello degli scout) per la sua grande comodità e funzionalità.

Fu promosso colonnello e nel 1897 mandato il India. Venne presto richiamato in Sud Africa per le sue attitudini, con l’ordine di organizzare un corpo di polizia per la frontiera nord occidentale della Colonia del Capo, quella con i Boeri. Allo scoppio della guerra si trovò con i suoi uomini a Mafeking. La storia del famoso assedio è spesso raccontata ma di fatto si trattò di un vero atto di ingegnosità nel mantenere quel fondamentale caposaldo strategico con pochi uomini, a fronte di migliaia di nemici. B.P. stesso descrisse quell’assedio una grande millanteria in quanto seppe sempre confondere il nemico circa l’entità effettiva delle proprie forze.
Divenne giustamente un eroe in Patria per la sua audacia e la sua imperturbabile serenità, ed alla fine gli fu affidato un altro compito straordinario: reclutare un corpo di polizia Sud Africano.

Compì l’impresa a modo suo, allenando gli uomini su linee fuori dall’ordinario, preferendo l’iniziativa personale e l’ingegno alle capacità dei vecchi soldati irrigiditi dai regolamenti militari. Tornato in patria fu promosso tenente generale.
Il suo interesse nel frattempo si rivolgeva sempre di più ai ragazzi esploratori, addestrati allora per scopi speciali, mettendo in luce il meglio di ogni singolo individuo.
Molti giovani scrivevano al loro eroe per chiedere consigli ed egli si adoperava per rispondere a tutti in modo da aiutare veramente chi scriveva.

Il secondo fatto che lo colpì, oltre a questo, fu il successo del suo libro "Aiuti nell’esplorazione" del 1899, che fu adottato nelle scuole per addestrare i ragazzi all’osservazione ed alla deduzione.
Istigato da sir William scrisse quindi alcuni appunti sul modo col quale l’esplorazione poteva venire adattata all’addestramento giovanile. La sua intenzione era quella di fare una aggiunta al metodo di esercitazioni delle organizzazioni giovanili dell’I.M.C.A., non di creare qualcosa di nuovo.
Ma Sir Artur Penny se ne interessò e ne risultò una pubblicazione "Lo scoutismo per i Ragazzi", divisa in libretti di 4 penny, che vendette in poco tempo mezzo milione di copie e fu tradotta in moltissime lingue.
B.P. quindi fu chiamato in giro per l’Inghilterra a tenere conferenze sugli scopi dello scoutismo.
Il libro che ne risultò non era l’espressione di una sua teoria ma una serie di "chiacchierate al fuoco" con concetti di vario genere. Allo scopo di verificare i suoi principi B.P. sperimentò un campo nell’isola di Brownsea con 20 ragazzi scelti da condizioni sociali diverse.
Fu un successo crescente e si prospettò la necessità, a fronte di organizzazioni spontanee che si venivano a creare in ogni località, di formare una speciale organizzazione.
Dovette quindi essere abbandonato il concetto di supporto per le organizzazioni già esistenti.

Il Movimento si estese rapidamente e B.P. scelse di abbandonare la sicura carriera militare per dedicarsi ai ragazzi dall’incerto avvenire, anche sulla spinta del Re Edoardo VII e del Ministro della Guerra lord Haldowe. Questi scrisse "Sono così persuaso che l’organizzazione dei vostri Ragazzi Esploratori avrà in avvenire una grande importanza, che ritengo che dedicarvici interamente è il più grande servizio che possiate rendere al vostro Paese".
I Ragazzi Esploratori furono anche messi in ridicolo e fortemente criticati per le tendenze militari, i pantaloni corti e la Buona Azione quotidiana. La critica sulle tendenze militari non è assopita ancora oggi ma crediamo di averne chiarito il significato. Si pensi che nel 1907 le sue idee risultavano alquanto rivoluzionarie anche perché nessuno pensava di mettere davanti al giovane modelli positivi anziché una reazione punitiva per una errata condotta. Ma B.P. proseguì convinto ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il resto è cronaca.
B.P. non perse mai la fede nel futuro. Trascorse i suoi ultimi anni nel Kenia, in quell’Africa da lui tanto amata, un uomo di ottant’anni passati. E fino all’ultimo scrisse parole di incoraggiamento ai ragazzi ed ai loro capi.

"Una cosa è essenziale alla pace generale e permanente, vale a dire un cambiamento totale nello spirito degli uomini. Cambiamento che li conduca ad una più stretta e reciproca comprensione, al soggiogamento dei pregiudizi nazionali ed alla capacità di vedere con gli occhi degli altri e con amichevole simpatia".
Morì nel gennaio 1941 e ciò che egli ha costruito ha resistito e resisterà alle tempeste ed alle violenze di molte future generazioni.


allegati
Ultimo discorso di B.P. MP3



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